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venturieri sulla rotta per lepanto

Marzo 26, 2026

ROTTA VENEZIA-LEPANTO

Non capita spesso di avere venti portanti sulla rotta da Chioggia a Rovigno. Normalmente i venti da Sud, risalendo l’Adriatico, all’altezza dell’Istria, ruotano a NE, e te li trovi di bolina stretta, che non è l’andatura ideale per lo schooner aurico Grand Bleu.

In barca manca il collegamento ad internet, a dire il vero manca anche un computer portatile, e devo quindi approfittare di un internet point a Chioggia per avere le previsioni di tre giorni elaborate da Adriamet.

Stampiamo il bollettino meteo, molto dettagliato: prevede vento da NW tendente ad aumentare verso sera ed il giorno successivo.

Un’occasione da non perdere per fare una bella traversata a vela!

Facciamo rifornimento di gasolio (200 litri che basteranno fino a Corfu) e partiamo.

Siamo in otto Venturieri, tutti esperti, ma la barca va conosciuta e vissuta un po’ alla volta; non è un vestito che si indossa e via.

Navigare sulla goletta Grand Bleu è un’esperienza diversa, non si tratta solo di andar per mare.

Qui bisogna ricordare dove sono le manovre, a che vele corrispondono, di che forza necessitano per esser controllate, perchè, mancando i verricelli, le scotte, se cominciano a scivolarti tra le mani, scottano veramente.

Non è una deriva che controlli con due dita, le forze in gioco per far correre le venti tonnellate del Grand Bleu necessitano di vigore e prudenza e di coordinamento tra l’equipaggio: è un gioco di squadra che si affina un po’ alla volta.

La partenza per una lunga crociera è sempre un momento emozionante.

Issata la randa di maestra e i due fiocchi siamo forse sottoinvelati, ma il comandante si ripromette di issare la randa di trinchetto in un secondo tempo.

Passiamo i ciclopici lavori per il MOSE e puntiamo al largo, rotta verso E.

Il cielo è plumbeo e la bassa costa si allontana rapidamente.

L’equipaggio baldanzoso viene presto raffreddato da un primo temporale.

Nel pomeriggio un secondo temporale si avvicina.

I cumuli torreggianti hanno fatto un nero cappello sopra di noi, il cielo si oscura, il vento aumenta, anche il mare frange.

Tutti in pozzetto, al sicuro, la barca corre veloce, sbandata.

Gli sguardi, un po’ preoccupati, si incrociano.

Il timoniere orza nelle raffiche più violente, più per abitudine che per necessità, perchè il Grand Bleu può tenere tutta la velatura anche con un vento di 30 nodi, ed ora abbiamo una velatura ridotta perchè non è issata una delle due rande.

Qualcuno indossa la cerata, pronto a stare al timone; all’orizzonte si vedono nere nubi basse che scaricano acqua in mare.

Il turbine sopra di noi si sposta clemente, le nuvole si alzano, tra i cumuli l’arcobaleno ci offre l’ennesima emozione.

La costa istriana è ormai vicina, ben visibile; Rovigno era la nostra meta; cerchiamo qualche punto cospicuo, ma invano: il campanile del paese laggiù non può essere quello di Rovigno.

La carta nautica porta le tracce di numerose traversate, la tentazione di segnare il punto preciso usando il piccolo GPS è forte; ma preferiamo navigare su una barca di una volta, come una volta: sappiamo che nel temporale ci siamo portati più a nord.

Allora pazienza, poggiamo, il vento è ancora fresco, e il mare mosso.

La notte si avvicina; passiamo l’imboccatura del canale di Leme e, poche miglia dopo, il campanile di Rovigno risplende illuminato come un faro.

Attracchiamo al molo della dogana, affollato, e facciamo le solite pratiche burocratiche.

Il mattino successivo il cielo è terso come lo è solo dopo un temporale.

Non resistiamo alla tentazione di fare la spesa nell’animato mercato. Le colorate bancarelle propongono frutta e verdura di stagione e constatiamo che i prezzi sono come quelli del centro di Milano.

A vela passiamo tra le Brioni e la costa. Qualcuno col binocolo cerca di individuare i cervi e gli animali che si nascondono tra gli alberi che giungono fino al mare.

Vediamo lontani i grattacieli di Pola e le fortificazioni sulla scogliera a picco, in difesa del profondo porto.

La visibilità è buona e già si avvista lo scoglio Porer, col suo faro di pietra messo a sentinella del Quarnaro.

Il pomeriggio è inoltrato e il comandante ricorda che non è buona norma atterrare col buio in luoghi poco conosciuti.

Diamo fondo in un’insenatura riparata nella baia di Medolino. Qualcuno fa il bagno; la coppia di turno di cambusa si dà da fare ai fornelli, chi è franco si rilassa in coperta e commenta le manovre di ancoraggio delle poche barche in arrivo.

Siamo alla ruota, il sole tramonta, i bagnanti a riva raccolgono sdraio e ombrelloni e si allontanano in macchina, il vento abbonaccia, compaiono le prime stelle; è un momento magico di pace.

Il mattino, alle prime ore, è il giusto momento per attraversare il “terribile Quarnaro”.

Anche i motoscafisti lo sanno! Poco vento e mare calmo. Non son le condizioni ideali per i velieri, ma I Venturieri hanno un programma di visite già fissato e non si può perder tempo.

A vela e motore attraversiamo fino ad Unie e poi giù, fino all’isola di San Pietro. Qui ci fermiamo per la prima visita in programma

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